La poetica

La poesia di Alberto Bertoldi

 

“Il quadro è innanzitutto un autoritratto”
(M. Foucault)


Gli spazi immensi per raccontare

Una sterminata pianura americana, una strada deserta, lineare e solitaria che si perde nell’orizzonte. E’ l’immagine di un vecchio LP e per Alberto Bertoldi, solo 14enne, è qualcosa di evocativo, denso di significati. E’ un’emozione che si trasforma in un gesto semplice, istintivo, quello della prima pennellata su tela. Così Bertoldi si avvicina all’arte per raccontare la meraviglia della natura che coglie come una trasfigurazione dei sentimenti e delle idee dell’uomo. La montagna e i suoi cieli nitidi diventano lo specchio dell’anima e delle sue vibrazioni che si fissano impalpabili in immense nuvole.

Rappresentare la natura in chiave contemporanea

Bertoldi si dedica a lungo alla tecnica. Lo affascinano El Greco e Hieronimus Bosch e li studia con passione, soprattutto negli anni ’70, quando frequenta la Scuola di Nudo di Brera. Negli anni ’80, durante numerosi viaggi per visitare i musei europei, ammira i grandi maestri del paesaggio fiammingo, inglese e tedesco, Friederich – per lui un faro –, fino ad arrivare alla Hudson River School. Su queste basi pian piano Bertoldi sente sempre più la necessità di rappresentare la natura in chiave contemporanea.

L’anima allo specchio

Con il passare degli anni lo sguardo di Bertoldi diventa sempre più definito: se le pennellate terrene sono vibranti, il cielo supera il reale, lo trasfigura.

E’ una vibrazione emotiva, un’idea, quella che si fissa pian piano e sempre più nelle nuvole.

I cieli di Bertoldi sono più umani del mondo terreno. Per questo le nuvole erodono spazio alla linea dell’orizzonte. La selezione dell’artista rende le nuvole, le emozioni, protagoniste con un prepotente “spostamento” rispetto ad altri particolari dell’opera, che diventano puro contesto. Il cielo appare possente, osservatore più che osservato, custode della potenza del sacro. Le tele di Bertoldi diventano così finestre che permettono alla natura umanizzata di manifestarsi. Profonda la potenza simbolica così come il rigore formale del linguaggio.

Immobile e transitorio

Le nuvole non sono che una rappresentazione della vita umana, del suo continuo divenire in un eterno presente. Le opere di Bertoldi non conoscono tempo, non si muovono anche se esprimono turbamenti, vibrazioni, passaggi, emozioni. Ecco perché non si può parlare di iperrealismo dell’arte di Bertoldi: non c’è una riproduzione della natura, perché è reinventata, reinterpretata e trasfigurata. A parlare è lo spirito dell’uomo, l’anima toccata dalle emozioni, capace di raccontare umanamente la gioia e il dolore, le inquietudini, l’amore. E ciò che appare è un immenso autoritratto dell’uomo, un uomo che osserva un “viaggiatore” che percorre una strada e guarda un quadro.